Share

Mi ha sempre incuriosito e interessato l’origine dei termini che utilizziamo nel discorrere quotidiano.
Spesse volte il significato di ciò che vogliamo esprimere è implicito nelle parole che utilizziamo e non ne siamo sempre consci. 

Analisi o paralisi?

25 FEBBRAIO 2024

Mi capita di frequente, ad esempio, durante gli incontri di formazione che conduco con i team degli Studi  odontoiatrici, di evidenziare la natura e lo sviluppo della radice “pathos”: essa si presta ad una delle più numerose famiglie di parole utilizzate nella quotidianità lessicale odontoiatrica.  
I pazienti, le patologie, l’empatia, finanche alla pazienza, derivano tutte dalla stessa radice: la sofferenza.

I pazienti sono naturali portatori di una sofferenza - talvolta fisica, talvolta emotiva, spesso ambedue. La patologia è la descrizione dettagliata della sofferenza specifica, mentre l’empatia è l’atto dell’addentrarsi nella sofferenza altrui e farsene carico. La simpatia poi è una forma di allineamento con il pathos e la pazienza è la resistenza che riusciamo a offrire al pathos.
Già fare chiarezza tra questi termini e prendere coscienza del loro reale significato aiuterebbe a impiegarli correttamente nella relazione con i pazienti.


Questa settimana, durante un meeting, un amico ha citato in stretta sequenza i termini analisi e paralisi, citando il famoso paradosso della “paralisi da analisi”. Immediatamente l’assonanza tra i due termini mi ha attivato a ricercarne l’origine, rivelandomi come ambedue provengano dalla stessa radice, che significa scioglimento, rallentamento. Il semplice prefisso ne cambia però sostanzialmente il significato.


La paralisi da analisi può manifestarsi in una varietà di contesti, dal scegliere un prodotto in un negozio, al selezionare un programma televisivo da guardare, fino a decisioni più significative come la scelta di un’opzione strategica rispetto a un’altra.

È un fenomeno psicologico caratterizzato dall’abbondanza di opzioni e possibilità o, ancor peggio, di dati. Si riferisce alla sensazione di essere sopraffatti di fronte a un'eccessiva quantità di scelte, rendendo difficile - o addirittura impossibile - prendere una decisione. Uno dei motivi principali per cui la paralisi da analisi si verifica è legato al modo in cui il nostro cervello elabora le decisioni: più opzioni abbiamo a disposizione, più energia mentale richiede esaminarle e valutarle tutte.

Le attività cerebrali umane consumano molta energia: nonostante il cervello costituisca solo il 2% del corpo infatti è responsabile del 20% di tutto l’ossigeno e l’energia consumate ogni giorno. Per difendersi, il nostro corpo implementa costantemente alcune strategie di risparmio energetico: il risultato è che il cervello è in grado di elaborare brillantemente solo poche informazioni contemporaneamente, con peraltro una speciale propensione per la novità. Ciò significa che quando ci troviamo di fronte a un ampio menu di scelte, la nostra mente fatica e la paralisi da eccesso di analisi è in agguato.


Ritornando al tema dell’origine dei termini, nonostante la diretta discendenza dalla lingua e dalla letteratura latina, molti termini arrivano da più lontano e da tempi ben più remoti.
Un esempio è la parola “robot”, un termine che in realtà non deriva dall’arcinota parola inglese a cui potremmo pensare. La sua origine è invece da far risalire alla lingua ceca e, in particolare, a un testo teatrale dello scrittore cecoslovacco Karel Čapek apparso per la prima volta nel 1920.
In una sua opera futuristica e quantomeno fantascientifica, Čapek immaginava un mondo in cui gli uomini venivano sostituiti da automi cui dare indicazioni circa i compiti che dovevano svolgere. Si trattava già allora di una derivazione dal sostantivo robota - cioè lavoro forzato -, proveniente dall’antico termine slavo rabota (schiavitù).
Involontariamente il nostro autore aveva intercettato il tema della schiavitù generata dalla dipendenza tecnologica. Lascio a voi il giudizio di quanto l’etimologia del termine fosse già profetica.

Vorrei concludere con l’origine di intelligenza. Il termine deriva dal latino intelligĕre (intendere), composto dall’avverbio intus (dentro), e legere (leggere). L’intelligenza è dunque la capacità di “leggere dentro”, di immedesimarsi nella realtà e nelle persone e saperle comprendere nel profondo.

È importante a questo punto comprendere che, per evitare sia la paralisi che la schiavitù, forse la strada è proprio il ricorso all’intelligenza. In periodi inflazionati di intelligenze artificiali, condotte da tecnologie spesso robotizzate, risulta chiaro come sia necessario il giusto impiego dell’intelligenza umana, fidandosi dei suoi meccanismi magari imperfetti, ma tanto più profondi quanto efficaci.

Penso che una degna conclusione di questa newsletter sia ricordare le parole del poeta Pietro Metastasio il quale diceva che “il meglio è nemico del bene”, evidenziando come la ricerca della perfezione o il porsi obiettivi troppi ambiziosi rischia di ottenere l’opposto del risultato sperato.
Cercando di raggiungere un livello sempre più alto, si rischia di perdere ciò che di buono già si ha.

Ingrandimenti è una newsletter curata da Roberto Ferrari, che esplora da vicino i fenomeni che il settore odontoiatrico sta attraversando.
Un diario di appunti, riflessioni e punti di vista maturati in 35 anni di viaggio nel mondo odontoiatrico che mi hanno reso forse più esperto, sicuramente più saggio nell’affrontare gli eventi.

Se vuoi rispondermi e farmi sapere cosa ne pensi, puoi rispondere a quest’email.
Se invece quest’email ti è stata inoltrata e vuoi iscriverti, clicca qui.
Alla prossima, buon weekend!


Email Marketing by ActiveCampaign