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Sono passati più di due mesi dallo scorso numero di Ingrandimenti.

Di questo tempo la maggior parte l’ho trascorsa in Sicilia. Tra vento e sole, la prolungata siccità ha prosciugato i pozzi e le riserve idriche, fintanto che dai rubinetti ha improvvisamente smesso di scendere acqua.

Mi è capitato altre volte di trovarmi in situazioni non convenzionali, ma ammetto che questa volta non ero preparato. Soprattutto mi sono reso conto di non aver mai apprezzato quanto fosse essenziale l’acqua fino a quando non si è resa più disponibile.

La situazione si è risolta dopo qualche giorno di disagio, ma mi ha spinto a comprendere e circoscrivere cosa fosse veramente essenziale per me.

L'essenziale

06 OTTOBRE 2024

L’essenziale è invisibile agli occhi”, così la volpe si congedava dal Piccolo Principe nell’indimenticabile opera di Antoine De St.Exupery. Probabilmente dietro queste semplici parole, si cela una verità profonda e universale. 


Un invito a guardare oltre le apparenze e a scoprire il valore intrinseco delle cose, che spesso non è immediatamente percepibile con i sensi.
Ho dovuto analizzare e poi scartare molte cose prima di eleggere quali fossero state le essenziali e, queste ultime, erano tutte legate da un fattore comune: le emozioni profonde che mi avevano generato.
Non è stata una questione di denari spesi, di distanze coperte, di esclusività di luoghi o persone. Erano tutte cose semplici, essenziali: una traversata notturna con una barca e un intero tetto di stelle, raccogliere i capperi per gli aperitivi che farò con gli amici, conservare le melanzane per l’inverno a risvegliare le sensazioni provate mesi prima, insegnare a nuotare al piccolo Mattia, uscire in barca al buio con Sergio per godere insieme dell’alba dal mare, passare del tempo con le persone più care.


Quest’estate ho affrontato un paio di letture, entrambe di scrittori nordici. Non è stata una scelta particolarmente ponderata: mi piacevano le copertine, alcune frasi lette a caso per capirne lo stile narrativo e la sensazione che dava al tatto la carta scelta dall’editore.
Sono stati entrambi un’ottima scelta e, in particolare uno, mi ha ulteriormente convinto sul valore dell’essenziale.
Si intitola “L’arte della fuga” e, più che il racconto, mi ha colpito la storia dell’autore, Fredrik Sjöberg.
Scrittore, giornalista, entomologo, ma soprattutto curioso, ha viaggiato per due anni intorno al mondo per poi trasferirsi con la propria famiglia sull’isola di Runmarö, un piccolo paradiso naturale di pochi chilometri quadrati al largo di Stoccolma dove studia le mosche, di cui è diventato, nel frattempo, uno dei maggiori esperti al mondo.
In un’intervista Sjöberg ha raccontato di come, alla fine del suo girovagare, abbia compreso come, la ricerca dell’essenziale fosse la sua vera ragione di vita.


Ma torniamo al nostro mondo odontoiatrico.
Ci sono una moltitudine di fattori che concorrono alla conduzione di uno studio e supportano il suo successo: la quantità di visite, gli investimenti, le tecnologie, i fatturati, la dimensione, l’impatto estetico e tanti altri.

 
Ho provato a comprendere, però, cosa fosse davvero essenziale per il suo buon funzionamento, quale fosse l’elemento da paragonare all’acqua così necessaria e penso che ce ne sia uno su tutti: i pazienti.
Senza di loro non si potrebbe procedere, ma l’aspetto essenziale non risiede nelle loro carie, nelle loro tasche parodontali o nelle loro edentulie. È invisibile agli occhi, come per il Piccolo Principe. 
Si tratta delle emozioni. 
Non è un tema astratto o romantico, ma estremamente concreto e tangibile nei suoi effetti.


Le neuroscienze e il neuromarketing hanno inopinabilmente decretato come la quasi totalità dei processi decisionali partano da uno stimolo limbico.
Laddove dovesse intervenire, la ragione entra in scena dopo e comunque rispondendo a regole che spesso sono condizionate dalle emozioni vissute in passato dal paziente. Gli studi dimostrano come ogni nostro percorso decisionale abbia una matrice assolutamente prevedibile e, volendo, anticipabile e soprattutto presidiabile.


Con i miei valenti compagni di avventura abbiamo traslato nel mondo che più ci compete - quello odontoiatrico - questa matrice e abbiamo ideato e concretizzato quello che abbiamo definito il “Patient Journey”, ovvero il viaggio del paziente.
Non mi dilungherò qui nel dettagliarlo ma, se sei interessato, ti inviterei ad approfondirlo qui.


In conclusione cosa è davvero essenziale allo Studio Odontoiatrico tanto quanto l’acqua che mi è mancata quest’estate?
Non avrei dubbi nell’affermarlo: essere presenti nel radar emotivo dei pazienti. Dalla prima sinapsi che innesca la consapevolezza, fino all’ultima quando, fuori dallo Studio, confermerà la sua fedeltà. Essere i protagonisti della loro esperienza emotiva e, di conseguenza, i primi ad essere interpellati, crescere con loro e aiutarli a crescere in salute.


In un passaggio della sua opera Fredrik Sjöberg scrive: ”Ogni vita umana è un labirinto. Se si trova l’ingresso ci si può aggirare dentro all’infinito”.


Avrei voluto scriverla io una frase così.

Ingrandimenti è una newsletter curata da Roberto Ferrari, che esplora da vicino i fenomeni che il settore odontoiatrico sta attraversando.
Un diario di appunti, riflessioni e punti di vista maturati in 35 anni di viaggio nel mondo odontoiatrico che mi hanno reso forse più esperto, sicuramente più saggio nell’affrontare gli eventi.

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Alla prossima, buon weekend!


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