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All’inizio di ogni nuovo anno dedico un pò di tempo ai buoni propositi.
In primis verifico quali, dell’anno precedente, sono riuscito a mantenere e poi formulo i dieci per l’anno a venire.
Già selezionarli - escludendo una buona parte della lunga lista che ogni volta mi si genera - è impresa non da poco. 

Distribuirli in una gamma che copra tutto lo spettro delle aspettative è ancor più complesso.

Buoni propositi

14 GENNAIO 2024

Mi diletto in questo esercizio da un pò di anni e, a posteriori, sono costretto a constatare che una percentuale molto alta dei miei buoni propositi, in realtà, non li ho mai raggiunti. Avrei sicuramente deluso il buon Seneca quando affermava che “Non può considerarsi un vero uomo chi è poco costante nel mantenere i suoi buoni propositi”.

Nel 2023, per capirci, ho raggiunto uno solamente dei dieci propositi che avevo in predicato. Analizzando criticamente il perché, penso che l’errore principale sia stato confondere i propositi con i sogni.
Quelli che avevo espresso erano sogni che tenevo nel cassetto, alcuni talmente sinceri che li riproponevo ogni anno; per poi, puntualmente, non raggiungerli.

Mi è tornata alla mente una frase che citava un mio anziano insegnante di economia quando parlava di budget: soleva dire che spesso i budget non si raggiungono innanzitutto perché c’è una componente che non dipende dalla nostra volontà e per il resto sono un esercizio empirico di equilibrio tra la speranza di raggiungerli e la paura di non farcela.
In sintesi, sono lontani sia dal controllo che dalla realtà.


Facendo tesoro di questi pensieri: i miei buoni propositi per il 2024 sono prima di tutto realizzabili e, comunque, non meno piacevoli dei sogni irrealizzati degli anni precedenti.

Sull’onda di queste considerazioni ho immaginato i buoni propositi della nostra azienda che, alla fine dei conti, potrebbero essere estesi a qualsiasi azienda o professionista con cui abbiamo la fortuna di collaborare.
Ho così deciso di condividerli con voi.


  1. Il primo riguarda il tempo, che è il padre di ogni libertà.
    Mi aspetto di saperlo dosare destinandolo in maniera corretta alle necessità lavorative e a quelle personali, alle relazioni con il team e a quelle con i clienti.

  2. Il secondo attiene alla tranquillità.
    Per nessun motivo al mondo la quiete e l’equilibrio -proprio e dei propri colleghi- dovranno essere influenzati da fattori spesso di poco conto.

  3. Il terzo è focalizzato sui risultati economici.
    I risultati non devono essere una sorpresa, tanto quanto non devono essere una delusione, ma devono essere la quotidiana conferma di una buona pianificazione.

  4. Il quarto lo dedico ai concorrenti.
    Gli altri non sono un nemico da combattere o un miraggio da seguire: sono invece una preziosa risorsa con cui misurarsi e cooperare. Il vero nemico sono le dinamiche negative del mercato di fronte alle quali, purtroppo, spesso siamo inermi.

  5. Il quinto è la propria mission.
    In ogni organizzazione si è riconosciuti e scelti per la chiarezza della propria mission e tanto questa è più condivisa tra i membri del team tanto è più forte e riconoscibile. Simon Sinek nel suo imperdibile testo spiega che non veniamo per cosa o come facciamo le cose, ma veniamo scelti se siamo bravi a trasmettere il perchè.

  6. Il sesto riguarda la felicità.
    Non tanto la mia, quanto quella dei nostri clienti, è dalla loro che dipende la mia e di tutti quelli che lavorano con me. La qualità dei servizi e dei prodotti sono importanti, ma sono secondi all’esperienza che riusciamo a far condurre a chi incontriamo.

  7. Il settimo lo spendo per la curiosità, che è il primo motore del sapere.
    Sto leggendo la biografia di un matematico vissuto durante gli anni della guerra fredda e mi sono imbattuto in una citazione di un politico dell’epoca che disse: ”In milioni hanno visto cadere una mela, ma soltanto Newton si è chiesto il perché”.

  8. L’ottavo è per la gratitudine.
    Spesso l’ambizione mi ha portato a esigere molto da me stesso e da chi mi circondava, perdendo la capacità di accontentarmi. Penso di avere perso un sacco di occasioni di dire un semplice “grazie”.

  9. Il nono lo riservo al guadagno.
    Tutti lo perseguiamo, è nella natura dell’impresa, ma troppe volte l’abbondanza si rivela come una nebbia che non ci permette di guardare nitidamente intorno a noi.
    In questi giorni ho incontrato un imprenditore che può vantare un'importante realtà industriale. Con un semplice aneddoto ha sintetizzato la chiave della sua crescita: “Quando ero un operaio mangiavo tre volte al giorno ed ero sazio. Ora che ho 1.200 persone che lavorano con me continuo a mangiare sempre tre volte al giorno. Non ne ho bisogno di più perché sono più ricco, cerco però di essere attento che tutti quelli che lavorano con me mangino anch’essi tre volte come me: senza di loro non avrei fatto nulla”.

  10. L’ultimo lo dedico alla pazienza.
    Alla mia, che mi auguro continui ad accompagnarmi, a quella dei miei colleghi perchè continuino a sopportarmi e alla vostra, che spero abbiate sempre il piacere di leggere questi pensieri.

Vi e ci auguro un anno in cui poter mantenere il massimo dei propositi possibili.


Se può farvi piacere, vi informo che è stato pubblicato un corso che approfondisce alcune tematiche non così distanti dai buoni propositi che vi ho appena elencato: lo trovate sulla piattaforma Osteocom cliccando qui.

Ingrandimenti è una newsletter curata da Roberto Ferrari, che esplora da vicino i fenomeni che il settore odontoiatrico sta attraversando.
Un diario di appunti, riflessioni e punti di vista maturati in 35 anni di viaggio nel mondo odontoiatrico che mi hanno reso forse più esperto, sicuramente più saggio nell’affrontare gli eventi.

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