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Se voi o qualcuno che conoscete parla quasi esclusivamente di fatti o persone con riferimenti a Internet potrebbe soffrire di una condizione nota come "brainrot".

Temo in verità di esserne affetto anche io, talvolta, dato che spesso i contenuti di Ingrandimenti derivano da letture online. Per questo vorrei, egoisticamente, approfondire con attenzione la questione.

Brainrot

30 GIUGNO 2024

Questo termine, che letteralmente significa "marciume cerebrale", è utilizzato per descrivere lo stato mentale di chi è eccessivamente immerso nei contenuti digitali, specialmente quelli di bassa qualità. 

In un'epoca dominata dai social media, dai videogiochi e dalle piattaforme di streaming, il fenomeno del brainrot rappresenta una preoccupazione crescente sia per gli individui, che per la società nel suo complesso, a causa degli effetti della sovraesposizione digitale sulla salute mentale.

A destare la mia curiosità è stato un articolo apparso sulla versione online (appunto…) del New York Times. 
Il titolo era “Se sai cosa significa "Brainrot", forse ce l'hai già”. 
Parleremo magari un’altra volta di quanto un titolo di questo tipo peschi nel mondo dei bias cognitivi e induca tanto alla lettura chi conosce il termine, quanto alla curiosità di scoprirne il significato chi non l’ha mai sentito, come il sottoscritto.

Numerosi studi hanno ormai dimostrato che un consumo eccessivo di contenuti digitali può avere effetti negativi sulla salute mentale. Il brainrot si manifesta però con sintomi quali difficoltà di concentrazione, ansia e riduzione della capacità di riflettere criticamente. 

Questo fenomeno è dovuto soprattutto alla natura frammentaria e spesso superficiale dei contenuti digitali, che possono impedire una vera e propria elaborazione e comprensione delle informazioni. L’emivita di questi contenuti è tendenzialmente breve e questo impedisce a queste informazioni di sedimentare nella nostra memoria a lungo termine, transitando invece velocemente in quella a breve. Viene quindi tutto filtrato attraverso la lente di ciò che è stato pubblicato e di ciò che può essere pubblicato e non di ciò che è realmente attinente alla realtà.

Dal punto di vista biochimico, un aspetto cruciale è l'interazione tra i social media e la dopamina, un neurotrasmettitore associato al piacere e alla ricompensa. I "like", i commenti e le notifiche forniscono stimoli dopaminergici che possono creare una dipendenza simile a quella provocata da sostanze stupefacenti. 
Questo ciclo di gratificazione immediata può portare a una ricerca incessante di stimoli nuovi, riducendo la capacità di concentrarsi su attività meno stimolanti, ma più gratificanti a lungo termine.

Sebbene i giovani siano i più colpiti, il brainrot non risparmia gli adulti. La sovraesposizione ai contenuti digitali può influenzare negativamente la produttività lavorativa, ma anche la qualità delle relazioni interpersonali. 
Esiste anche un altro fenomeno caratteristico del “bisogno di esserci” indotto dai social: è stato definito FOMO (Fear Of Missing Out) ed è la paura di essere esclusi, che provoca un’ansia di rimanere costantemente connessi per non perdere aggiornamenti e interazioni sociali.

Contestualizziamo tutto questo nel nostro mondo odontoiatrico.
Non è certo mistero di quanto siano popolati e attivi i gruppi social di Odontoiatria, sia essa clinica o extra clinica. Ne sono anche io un frequentatore silente.
In questi contesti l’attinenza con il brainrot è evidente quando i toni o le affermazioni esulano dall’evidence based e scadono nell’opinionismo personale. 
È proprio di questi giorni una singolar tenzone, totalmente a distanza e totalmente online, originata da un presunto “sgarbo” digitale.
Quando l’opinionismo inizia a esacerbarsi, la china verso cui scade è spesso davvero ripida e gli scambi - mi azzardo a giudicare - sono sintomatici proprio del fenomeno di cui parliamo. 


L’attinenza tra il brainrot e il mondo digitale la vedo, però, anche sotto un altro riflettore: quello della relazione tra le opinioni affermate in rete e l’inopinabilità dell’evidence based: anche se le prime dovrebbero essere sostenute e direttamente correlate alle seconde, purtroppo la maggior parte delle volte questo non avviene.

Ho scritto altre volte dell’incredibile esperienza maturata nella generazione e nella costruzione di Ciaodoc™ (si tratta di una piattaforma che, grazie a questionari validati dalla comunità scientifica, analizza i fattori di rischio del paziente e gli comunica qual è il suo livello di rischio nello sviluppo di determinate patologie odontoiatriche, ancorché asintomatiche, rendendolo così consapevole dell'eventuale bisogno di porsi all’osservazione del proprio odontoiatra).
L’intero costrutto di Ciaodoc™ si basa sulla selezione, lettura, valutazione e calcolo dei risultati di decine di migliaia di articoli di letteratura. 
Volendo dedicare un po’ di tempo e di attenzione è già tutto scritto: le opinioni non sono contemplate.

Il Brainrot è più presente e pericoloso di quanto si pensi. 
Promuovere un uso equilibrato e consapevole della tecnologia è fondamentale per preservare la salute mentale e il benessere delle persone in un mondo sempre più connesso: prova ne è che molte nazioni stanno pensando di introdurre limiti minimi di età per l’accesso ai social o altri deterrenti all’uso ossessivo.

Scrivendo queste righe mi è tornata un’immagine ricorrente dei miei primi anni di carriera odontoiatrica. 
Non c’erano social e PubMed si stava affacciando. Ancor prima di ascoltare cosa mi diceva il professionista che avevo di fronte controllavo se aveva il caleidoscopio dei colori pastello delle copertine dell’IJP&RD nella libreria dietro di sé: tanto più ampia era la gamma dei colori, maggiore era il timore che mi incuteva. 

Curioso come cambino le cose. Oggi, quando mi interfaccio con i proprietari di queste librerie, mi sento rassicurato.

Ingrandimenti è una newsletter curata da Roberto Ferrari, che esplora da vicino i fenomeni che il settore odontoiatrico sta attraversando.
Un diario di appunti, riflessioni e punti di vista maturati in 35 anni di viaggio nel mondo odontoiatrico che mi hanno reso forse più esperto, sicuramente più saggio nell’affrontare gli eventi.

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Alla prossima, buon weekend!


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