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Ma partiamo dalle origini. Siamo alle porte delle meritate vacanze e, se già non esauriti, i preparativi stanno fervendo.
Che siano luoghi esotici, patrie spiagge, vette o che si rimanga tra le mura domestiche non cambia il significato del termine “vacanza”.
Deriva dal latino “vacans”, participio presente del verbo “vacare”: essere vacuo, libero, semplicemente senza impegni e occupazioni.
È innanzitutto uno stato della mente, la quale reclama, almeno una volta all’anno, un periodo di libertà in cui rimettere a posto il disordine accumulato.
Andare in vacanza, però, è spesso riempirsi di cose da fare fin dai preparativi e questo è il modo migliore per non essere mai in vacanza!
Abbiamo una concezione del tempo libero purtroppo errata: siamo convinti di “essercelo meritato”, ma contestualmente abbiamo l’ossessione di dover mettere a frutto ogni secondo della nostra vita. Ma “tempo libero” non equivale necessariamente a “tempo perso”.
È proprio l’ossessione di dover investire bene il tempo a toglierci la libertà dal tempo e a trasformare ogni vacanza in un surrogato del lavoro: ci si ritrova a inserire attività in ogni spazio libero, nell’intento di fare vacanze intelligenti. Ma è proprio l'ansia di tenere tutto sotto controllo e di capitalizzare i giorni che riduce lo spazio vacuo necessario a definire la vacanza tale.
Maura e Andrea hanno brillantemente definito “VacAnsia” quella sensazione di inquietudine che accompagna sempre più persone nei momenti di ferie e di pausa .
Citando le loro brillanti riflessioni: “..è il paradosso moderno per cui, nonostante ci si trovi fisicamente a riposo o in vacanza, la mente continua a lavorare per molti giorni e a preoccuparsi, rendendo difficile abitare un altro ritmo.
Vacansia è il riflesso della nostra società iperconnessa, in cui il confine tra lavoro e tempo libero si fa ancora più sottile e sempre più persone (tra quelle che possono permettersi di andare in vacanza) non smettono davvero di lavorare, pur avendo teoricamente interrotto l’attività lavorativa. Le notifiche, le email di lavoro, l’onnipresente pressione sociale ad avere il controllo sulla propria vita contribuiscono a impedire una reale sconnessione dai doveri lavorativi e sociali.”
E nel mondo odontoiatrico?
Questo concetto c’entra con ciò che viene definito “l’effetto silos”: un termine noto a chi si occupa di management e che definisce l’impermeabilità di un reparto aziendale o di un’intera organizzazione a fattori esterni alle proprie attività peculiari. Ormai però nessun ambito professionale riesce ad alimentarsi solo delle proprie competenze. I pilastri fondanti di una professione medica, come quella odontoiatrica, si ancorano nella profondità dei valori etici, nella consistenza di quelli deontologici, nella ricchezza sterminata dei saperi classici.
Non è imparando a fare un lembo o ad allineare i denti che si diventa dei buoni odontoiatri: quelle sono attitudini dell’homo faber; se siamo definibili homo sapiens sapiens (raddoppiando il termine sapiens, con una certa dose di ottimismo) è grazie alla dote della sapienza.
Riuscire ad alimentarci di questa sapienza può avvenire solo se ci liberiamo dalla “vacansia”, disconnettendoci dai doveri morali indotti dal lavoro e capitalizzando il valore terapeutico del tempo vuoto.
Ed O’Brien è un docente di Scienze Comportamentali alla Chicago Booth School of Business. Ho intercettato un suo articolo pubblicato su Harvard Business Review intitolato: “Prima il piacere, poi il dovere”. Il nostro Ed scrive che lo svago migliora il nostro lavoro. Il campione di persone osservato durante uno studio da lui curato ha mostrato indicatori di performance lavorativi nettamente migliori quando rientravano da una vacanza e a questo va associato un sensibile aumento della soddisfazione verso i propri risultati.
Anteporre il piacere al dovere permette di accumulare le energie migliori, entrare subito in uno stato d’animo più sereno e soddisfatto e affrontare al meglio le sfide e le difficoltà dei doveri quotidiani.
Con questo spirito anche Ingrandimenti va in vacanza: ci rivediamo a Settembre.
Non prima però di augurarci di staccare davvero la spina e lasciare che la sapienza si accumuli in queste settimane, per rendere felici e promettenti i nostri rientri.
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Ingrandimenti è una newsletter curata da Roberto Ferrari, che esplora da vicino i fenomeni che il settore odontoiatrico sta attraversando.
Un diario di appunti, riflessioni e punti di vista maturati in 35 anni di viaggio nel mondo odontoiatrico che mi hanno reso forse più esperto, sicuramente più saggio nell’affrontare gli eventi.
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Alla prossima, buon weekend! |