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“Ogni anno circa 200.000 italiani fanno le valigie per andare in Albania, Croazia, Romania, Turchia o altri Paesi per curarsi i denti”, questo è quanto dichiarava il Sole 24 Ore in un articolo del 22 marzo, aggiungendo che “il 36% degli italiani sarebbe disposto ad andare oltre confine per protesi, impianti e terapie parodontali e la percentuale sale al 77% in chi ha già provato l'esperienza”.

Fin qui la notizia è preoccupante. Sappiamo bene come uno dei grandi problemi dell’odontoiatria in Italia sia la scarsa consapevolezza dei pazienti riguardo la loro salute orale e il bisogno di curarla e mantenerla. Purtroppo i dati ci dicono che il 60% degli italiani non si reca dal dentista neppure per una visita di controllo. Se poi parte di quelli che ci vanno scelgono di andarci lontani dall’Italia qualcosa non torna. 

Sì, viaggiare

07 APRILE 2024

Sappiamo bene che, oltre che per poeti, navigatori e santi, l’Italia eccelle anche per la quantità e qualità dell’offerta odontoiatrica. In un recente congresso di una importante società scientifica è stato riaffermato come l’Italia, secondo il ranking internazionale, si classifichi nella top ten dei Paesi coi migliori esperti in terapie parodontali.

 
Eppure non basta.


A peggiorare la situazione c’è il fatto che l’articolo recita e denuncia che “in almeno un caso su tre, al rientro in Italia, serve intervenire di nuovo per rimediare a errori odontoiatrici o eventi avversi che compaiono dopo 3-6 mesi”, ma nonostante questo ben il 77% di chi c'è stato ripeterebbe l’esperienza!


In realtà il motivo che mi ha ispirato a trattare il tema non è questo. Lavorando in questo mondo da più di 30 anni e occupandomi, con i miei colleghi, di strategie e dinamiche di mercato, conosciamo molto bene il tema della scarsa affluenza alle cure rispetto alla diffusione epidemiologica delle malattie odontoiatriche. Quello che mi ha colpito davvero è come un ulteriore passaggio dell’articolo abbia scatenato la malcelata soddisfazione di decine di professionisti che lo hanno ricondiviso sui loro social.

Ciò che ho percepito dalla ridondanza di post che ho visto è un sentimento del tipo “Hai visto? Te lo avevo detto, te lo sei meritato!” Probabilmente qualcuno a questi pazienti lo aveva anche detto, anche se evidentemente con scarsi risultati.

Mi è ritornato in mente un evento della mia adolescenza. Avevo 14 anni e l’unico mio obiettivo era possedere un motorino. La scuola non mi interessava, a calcio non superavo la linea di centrocampo (e un difensore per quanto arcigno non affascinava nessuno), gli ormoni si stavano appena svegliando dal letargo e il motorino era l’unica luce che mi guidava. Mio padre alle mie continue insistenze rispondeva con costanti e perentori dinieghi, senza articolare troppo le sue motivazioni se non ripetendo: “è pericoloso!”.

Non convincendomi, il deterrente del pericolo non fece sufficiente presa e alla prima occasione chiesi in prestito il motorino del mio amico Matteo e, non avendo ricevuto alcuna istruzione a riguardo, mi schiantai rovinosamente alla seconda curva della strada di campagna che tentavo di percorrere a tutta velocità. Risultato: ulna e radio fratturati, motorino seriamente danneggiato, Matteo che non mi ha rivolto la parola per mesi e tutto il paese a sostenere la mia candidatura per “lo sfigato dell’anno”.

Appena recuperata la ragione, le prime parole di mio padre furono: “Hai visto? Te lo avevo detto, te lo sei meritato!”. Intanto il motorino si era rotto e il braccio pure.

La malcelata soddisfazione che ho colto - spero erroneamente - nel riproporre sui propri social la notizia de Il Sole 24 ore è in realtà la resa al fallimento dell’alleanza con il paziente. Ritengo che, se un paziente arriva alla fase matura della sua età con gravi patologie odontoiatriche e, nonostante l’eccellenza a portata di mano, scelga di migrare lontano per farsi curare, la responsabilità non sia soltanto degli odontoiatri albanesi, croati o turchi, ma anche di chi, per tutti gli anni precedenti la scelta esterofila, non è riuscito a condurre il processo decisionale del paziente al mantenimento della sua salute e, nel caso di una patologia, a porsi all’osservazione di uno studio in patria.

L’articolo parla della “incredibile rapidità degli interventi” e dei “costi contenuti”, ma mi risulta che anche in Italia non si lesini sulla rapidità e si possano trovare offerte economiche altrettanto allettanti oltre alle numerose possibilità di essere visitati gratuitamente (così recitano molte offerte odontoiatriche).

Come sempre siamo nel campo della soggettiva percezione del paziente e, purtroppo, temo manchino ancora solide conoscenze su come dialogare con quella componente irrazionale così decisiva nei processi di scelta.

Ci sono soluzioni per controvertire questo fenomeno? Probabilmente si, ma sicuramente ci sono delle riflessioni.

Se il modello comunicativo attuale non conduce correttamente le scelte dei pazienti bisogna cambiare il modello, non gioire delle conseguenze nefaste delle loro scelte.

Un approccio strategico che mi è stato molto utile in contesti di alta competitività come quello verso cui sta andando il mondo odontoiatrico è stato codificato nel 2005 da W.Chan Kim e Renée Mauborgne, i quali lo hanno definito “oceano blu”.

Evoca il colore delle acque in cui i vari predatori combattono per la sopravvivenza e, in estrema sintesi, consiste nel fuggire dagli oceani rossi di sangue delle battaglie competitive, per approdare agli oceani blu in cui i modelli innovativi non trovano ancora antagonismi e possono nuotare e crescere in libertà.

È un tema interessante, che merita tempo per essere correttamente articolato e a cui dedicherò perciò spazio nelle prossime edizioni di Ingrandimenti.

Vorrei però concludere oggi citando il commento di un saggio Odontoiatra ad uno dei post di cui abbiamo sopra parlato: “Il fenomeno del turismo dentale trova spiegazione in una scarsa risposta generale sia della categoria alla quale appartengo, troppo spesso macchiatasi di orrori ai danni dei pazienti, sia della popolazione in generale che ricorre al dentista quando purtroppo non ci sono alternative ad interventi poco conservativi. La prevenzione rimane l’arma più potente nelle mani dei pazienti. Più sedute di igiene orale risparmiano estrazioni, impianti…e viaggi evitabili."

Ingrandimenti è una newsletter curata da Roberto Ferrari, che esplora da vicino i fenomeni che il settore odontoiatrico sta attraversando.
Un diario di appunti, riflessioni e punti di vista maturati in 35 anni di viaggio nel mondo odontoiatrico che mi hanno reso forse più esperto, sicuramente più saggio nell’affrontare gli eventi.

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Alla prossima, buon weekend!


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