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Il cambiamento è una costante nella vita di individui e organizzazioni.
Dalla transizione tecnologica alle ristrutturazioni aziendali, le trasformazioni sono inevitabili, eppure la resistenza al cambiamento è un fenomeno comune e, sebbene in alcuni sia comprensibile, per la maggior parte è fortemente limitante.
Una delle principali cause della resistenza al cambiamento è la paura.
La paura dell’ignoto, la paura di perdere le proprie sicurezze (o insicurezze) o la paura di non essere in grado di adattarsi a nuove situazioni sono sentimenti che possono ostacolare il progresso.
Ognuno di noi si sente maggiormente a proprio agio in situazioni a noi familiari, dove conosciamo le dinamiche e le aspettative di chi ci circonda.
Un brano di un autore che spesso ascolto recita: ”La verità è che non vuoi cambiare, che non sai rinunciare a quelle quattro, cinque cose a cui non credi neanche più.”
La motivazione è fisica: quando affrontiamo un cambiamento, il cervello attiva un insieme di risposte neurobiologiche. In particolare il sistema limbico, che gestisce le emozioni.
La paura dell'ignoto attiva l'amigdala, una struttura chiave per la rilevazione delle minacce. Questa reazione può generare ansia, stress e resistenza, rendendo difficile accettare e adattarsi alle nuove situazioni.
Il cervello produce anche il cortisolo, noto come "ormone dello stress". Elevati livelli di cortisolo possono influenzare negativamente le funzioni cognitive, come la memoria e la concentrazione, rendendo più complicato affrontare il cambiamento.
In situazioni di stress perciò il cervello tende a rimanere ancorato a schemi e comportamenti familiari, per cercare di ridurre l'incertezza.
Tuttavia il nostro cervello non è statico, anzi possiede una straordinaria capacità di adattamento, nota come “plasticità cerebrale”.
Quando ci troviamo di fronte a nuove esperienze il cervello può creare nuove connessioni sinaptiche e modificare le reti neurali esistenti. Questo processo è quello che ci consente di apprendere e adattarci ai cambiamenti.
È proprio studiando, emulando e ingegnerizzando queste capacità reattive che in questi giorni John Hopfield e Geoffrey Hinton hanno ricevuto il Premio Nobel per la Fisica.
Il Comitato premiante ha così motivato il prestigioso riconoscimento: “per le scoperte e invenzioni fondamentali che consentono l’apprendimento automatico con reti neurali artificiali che, implementate nei computer di oggi, imitano in una certa misura il funzionamento del cervello umano, includendo la possibilità di adattare il proprio comportamento a seconda delle circostanze, apprendendo dai propri errori e dunque riuscendo a migliorare le proprie capacità.”
Ma allora siamo capaci di adattarci e cambiare!
E rispetto a questo, il nostro mondo odontoiatrico come si pone?
La mia esperienza mi presenta un panorama con degli estremi veramente molto distanti tra di loro.
Che si parli di tecnologie, tecniche, comunicazione, marketing o pricing nel settore si trova di tutto e il contrario di tutto ma, soprattutto, si incontrano parecchi soggetti totalmente avversi al cambiamento.
Dai resistenti all’abbracciare nuove tecnologie ritenendole inutili, a chi ritiene che il marketing sia una nuova stregoneria contro la propria etica, da chi osteggia ogni innovazione clinica difendendo quello che nelle proprie mani funziona da decenni, a chi pensa che l’utilizzo del web sia una cosa da adolescenti.
Mentre si resiste il mondo però procede a velocità sostenuta e la distanza tra la propria posizione e la realtà rischia di diventare incolmabile.
La resistenza al cambiamento, seppure sia un aspetto intrinseco della natura umana, può comunque essere affrontato in modo strategico per trasformare un ostacolo in un'opportunità.
I fisici freschi di Premio Nobel hanno capitalizzato la capacità del nostro cervello di adattarsi e prosperare in condizioni di stress. È dimostrato che le organizzazioni e gli individui che imparano a gestire la resistenza non solo facilitano le transizioni, ma possono anche migliorare la loro resilienza e capacità di adattamento nel lungo termine.
In un mondo in continua evoluzione, la capacità di affrontare il cambiamento diventa una competenza cruciale per il successo.
Abbracciare il cambiamento, piuttosto che temerlo, può portare a risultati sorprendenti.
Per chi volesse, ecco le riflessioni di Brunori che hanno dato lo spunto ai miei pensieri.
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