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“Non siamo poi così intelligenti come crediamo”.
Questo il titolo di un articolo apparso qualche settimana fa su un noto quotidiano italiano che ha attirato la mia attenzione.
Quando poi il sottotitolo recitava “E la mente umana è il peggior agente inquinante del pianeta”, non ho resistito ad approfondirne la lettura.

Il bruco

17 NOVEMBRE 2024

Daniel Lumera, il biologo naturalista autore dello scritto in questione, ha utilizzato un ardito paragone tra il comportamento dei bruchi e quello di noi umani, rendendo evidente come, da un punto di vista zoologico, la maggior parte degli esseri umani (e dei nostri leader) ha lo stesso atteggiamento dei bruchi: stadi larvali che divorano incessantemente le risorse naturali circostanti, nutrendosi e accumulando tutto ciò che incontrano senza misura. Radiamo al suolo foreste, prosciughiamo fiumi, siamo causa di estinzione per molte specie di flora e fauna selvatica e degradiamo il pianeta ogni giorno di più.

Non vorrei infilarmi nel ginepraio di chi sostiene o nega il cambiamento climatico, non ne avrei competenza, ma penso sia evidente a tutti come nel nostro cono visivo sia marginale la salvaguardia del mondo in cui viviamo, esattamente come il bruco.

A parziale giustificazione del piccolo, promesso insetto, c’è la scarsa dotazione sinaptica. Ma noi uomini no! 

La nostra mente è dotata di straordinaria intelligenza e potere creativo, contiamo nella peggiore delle ipotesi 70 miliardi di neuroni, ma i fatti ci dimostrano come usiamo questi doni prevalentemente per sfruttare e distruggere gli altri esseri e l’ambiente circostante.
Ci preoccupiamo, giustamente, degli agenti inquinanti che ingeriamo o respiriamo, ma l’agente inquinante più pericoloso e potente del pianeta è, senza ombra di dubbio, la mente umana. 

Governata da pensieri egoistici, dominata dalla cupidigia, inconsapevole del delicato equilibrio naturale e dell’intima interconnessione e interdipendenza esistente tra tutte le forme di vita, sceglie maldestramente la via dell’egoistica competizione a quella della cooperazione.
E temo che anche il mondo odontoiatrico non sia scevro da questi concetti.


Non penso di essere offensivo nell’affermare che molti studi odontoiatrici siano come bruchi che si preoccupano dei loro fabbisogni senza troppa cura di ciò che succede intorno.

Con lo stesso rispetto mi sentirei di affermare come la naturale competizione imposta dal mercato veda comportamenti molto poco cooperativi per poterla affrontare con predicibile successo. 
Qualche esempio?

Da qualche tempo, per motivi professionali, mi sto interessando di apnee notturne, un fenomeno tanto diffuso quanto poco considerato dal mondo odontoiatrico. Basti pensare che si stimano 27 milioni di connazionali affetti e solo il 2% di questi curato.
Ogni qualvolta mi trovo a parlare con chi se ne sta attivamente occupando, salvo rare eccezioni, il discorso declina verso la critica distruttiva delle tecniche o dei dispositivi altrui.
Per contro, quando ne parlo con chi potrebbe avere a disposizione considerevoli popolazioni di pazienti da trattare, mi trovo spesso di fronte al negazionismo del problema con lapidarie affermazioni del tipo: “non vedo pazienti con questo problema” (impossibile ovviamente, visti i numeri).

Cosa unisce questi comportamenti? Il bruco. 
Ognuno è concentrato sulle proprie risorse e su come fruirne senza guardare oltre il proprio bozzolo.
Risultato? Il 98% dei pazienti candidati non riceve cure.

Ma ci sono speranze?
La speranza è seguire l’esempio del bruco che una volta abbandonato il suo stato larvale si trasforma in farfalla.
Nel tempo che le è concesso, la farfalla è una funzione fondamentale per la vita del pianeta e di noi esseri umani. Si ciba del nettare dei fiori favorendo l’impollinazione, a vantaggio di tutto l’ecosistema. Il suo prendere è un dare. La sua vita è un esempio perfetto di come il bene individuale si integri e coincida con il bene comune.
Ma se ci riescono le farfalle perché non ci proviamo anche noi?
Aristotele definiva chiaramente come “ogni comunità si costituisce in vista di un bene comune” e, in questo senso, la comunità odontoiatrica non è da meno e il bene comune è la salute dei pazienti.


La metamorfosi del bruco è un processo radicale, traumatico, probabilmente doloroso, ma è esattamente di una metamorfosi che abbiamo bisogno per passare dallo stadio biologico e mentale dell’accumulo a quello del dono, dello scambio, del flusso e, perchè no, della condivisione.
A proposito di condivisione, se soffri di insonnia e hai voglia di approfondire il tema delle apnee puoi trovare qui i dati relativi alla diffusione e qui un’ipotesi di soluzione.
Nel frattempo buon volo (e le farfalle vivono molto più di quanto pensiamo…).

Ingrandimenti è una newsletter curata da Roberto Ferrari, che esplora da vicino i fenomeni che il settore odontoiatrico sta attraversando.
Un diario di appunti, riflessioni e punti di vista maturati in 35 anni di viaggio nel mondo odontoiatrico che mi hanno reso forse più esperto, sicuramente più saggio nell’affrontare gli eventi.

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