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Io faccio parte di quella generazione che non ha mai avuto troppa fretta.
 
Ai miei tempi le vacanze scolastiche duravano quasi quattro mesi: si salutavano i compagni, gli insegnanti davano i compiti per le vacanze che tutti (nessuno escluso) facevamo le ultime due settimane, non c’erano smartphone, social, contest, ma palloni di cuoio, polverosi campetti all’oratorio, nonni o zii al mare o in campagna e, tutto sommato, siamo cresciuti quasi tutti indenni. 


Ci potevamo anche permettere, noi maschietti, di regalare un intero anno alla patria svolgendo il servizio militare e presentarci al traguardo del mondo del lavoro forgiati a dovere. 
Non c’erano centri commerciali e i negozi, compresi i supermercati, chiudevano rigorosamente un giorno infrasettimanale e la domenica. 


Avevamo tempo, oggi non ce l’abbiamo più, ma dove è finito? Probabilmente nella moltitudine di cose che ogni giorno affrontiamo, nelle innumerevoli e apparentemente insostituibili attività che saturano le nostre giornate. 
I versi di una canzone si chiedono per mio conto: "Uso le virgole su WhatsApp, non è che son messo male, ma non mi piace la velocità. Vogliamo tutti risparmiare tempo, e poi con questo tempo in più cosa si fa?” 

Aperti per ferie

30 LUGLIO 2023

Nell’antichità i greci usavano due termini diversi per definire il tempo: Chronos per indicare lo scorrere dei minuti (e quindi la sua natura quantitativa) e Kairos per indicare la natura qualitativa dello stesso, ovvero l’abilità di fare la cosa giusta al momento opportuno. Viene naturale pensare che il concetto di Chronos abbia ormai assunto una posizione dominante su Kairos. 


Molti degli indicatori attuali di performance (anche odontoiatrica) hanno a che fare con l’aspetto quantitativo del tempo: la velocità di esecuzione di un compito, la quantità di profitti che si riescono a produrre all’anno, la quantità di prodotti/beni distribuiti, sono tutti valori associati alla produttività o all’efficienza.


Il Chronos è, però, una risorsa limitata: nessuno è riuscito ancora ad aumentare la lunghezza delle ore o dei giorni. Per farci stare tutto quello che dobbiamo fare hanno inventato il multitasking, ovvero la capacità di fare più cose contemporaneamente.
Personalmente sono stato affetto da una forma gravissima e totalizzante di multitasking, dalla quale fatico ancora ora ad uscire.

Mi è stato molto utile, a tal proposito, apprendere un metodo di organizzazione delle priorità ideato dal celeberrimo Presidente degli USA Dwight David Eisenhower. Egli era solito affermare che “ciò che è importante raramente è urgente e ciò che è urgente raramente è importante” e, con la matrice che porta il suo nome, si impara a classificare le attività quotidiane secondo il loro grado di importanza e di urgenza evitando di dover incorrere in livelli importanti di stress e disorganizzazione.


Dopo aver appreso e applicato i principi della matrice di Eisenhower ho, però, concluso che il multitasking non fosse il modo migliore di affrontare le cose e che la quantità non esitasse sempre in qualità.

 
Osservando il mondo odontoiatrico ho potuto constatare come la focalizzazione e l’adozione di specifiche strategie ponderate paghino più di approcci scoordinati e istintivi e come concentrarsi su un definito target di pazienti o su una specifica offerta di valore permettano di misurarne puntualmente i risultati ed effettuarne le eventuali necessarie modifiche.

A tal proposito, mi capita spesso di vedere siti web o comunicazioni odontoiatriche in cui si propone di tutto e di più, spesso con linguaggi tecnici e poco discorsivi. 


Uno studio condotto da Martin Lindstrom, uno dei più importanti esperti mondiali nel campo del neuromarketing, osservando la capacità della mente umana di conservare le informazioni che riceve, ha dimostrato come nel 1965 ci ricordassimo il 34% delle informazioni che ricevevamo, nel 1990 questo dato era crollato al 8%, nel 2007 era il 2,2%, è probabile che oggi sia ancora più basso. Ma ha senso ubriacare di informazioni il nostro prossimo se poi se ne dimentica il 98%? Non avrebbe più senso sostituire la vacua quantità con la memorabile qualità dei messaggi che esprimiamo?

A proposito di Chronos, qualche settimana fa un amico Odontoiatra mi ha chiesto se era un problema il fatto che chiudesse per tre settimane durante il mese di Agosto. Anche il mondo odontoiatrico ha cambiato le proprie abitudini rispetto ad un tempo: si vedono sempre più studi aperti con orari estesi dal primo mattino fino a tarda sera, nei weekend e anche durante le feste comandate. Recentemente ho osservato la comunicazione di uno Studio che dichiarava di essere aperto 7 giorni la settimana 24 ore al giorno. Ma qual’è la cosa giusta da fare?


Al mio amico ho risposto che la cosa giusta è allestire una precisa strategia, misurarne gli effetti e confermarne o meno l’efficacia.


Mantenere uno studio aperto nella speranza che a qualcuno venga mal di denti è un maldestro tentativo di fare business. Allo stesso modo, chiuderlo perché è tradizione estiva farlo, o perché la barca già scalpita con i motori accesi, potrebbe essere un imperdonabile segnale per le aspettative dei pazienti.

Una buona educazione finanziaria e strategica verrebbe sicuramente in aiuto a derimere questo dilemma.


Nel frattempo, grazie allo scorrere del tempo, siamo finalmente giunti alle meritate vacanze estive. 
Vorrei salutarvi augurando ad ognuno di voi che il Chronos, a prescindere dalla lunghezza che sceglierete, sia pieno zeppo del Kairos che più desiderate.
Ingrandimenti ritorna a Settembre con nuovi pensieri e nuove considerazioni.


Buona estate a tutti!

Ingrandimenti è una newsletter curata da Roberto Ferrari, che esplora da vicino - una domenica sì, e una no - i fenomeni che il settore odontoiatrico sta attraversando.
Un diario di appunti, riflessioni e punti di vista maturati in 35 anni di viaggio nel mondo odontoiatrico che mi hanno reso forse più esperto, sicuramente più saggio nell’affrontare gli eventi.

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