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In un mondo in cui la conoscenza e l'informazione sembrano essere diventate il fulcro della nostra esistenza, si può paradossalmente affermare che esista una bellezza intrinseca nell'ignoranza. 
Questa affermazione potrebbe sembrare provocatoria, ma esplorando le sfumature dell'ignoranza, possiamo scoprire una dimensione di libertà e autenticità che spesso ci sfugge.

Beata ignoranza

03 NOVEMBRE 2024

Ovviamente intendo l’ignoranza derivante dal latino ignorantia, formato dal privativo «in» e dalla radice del verbo «noscere» (conoscere) quindi letteralmente la «mancanza di conoscenza».
Mi riferisco alla condizione che qualifica come “ignorante” colui che non possiede, ignora o ha trascurato, la conoscenza di determinate verità che si potrebbero sapere, oppure che per loro natura sono ignote.

Essere ignoranti può portare a una sorta di libertà. Quando non siamo appesantiti da una vasta gamma di informazioni o preconcetti, possiamo approcciare la vita con una mente aperta. Immaginiamo di scoprire qualcosa per la prima volta: sentimenti come lo stupore, la curiosità, la meraviglia, sono elementi fortemente arricchenti della propria esperienza.
Ma l’ignoranza può anche essere una scelta. Esiste, infatti, un tipo di ignoranza che viene definita “selettiva” e che ci porta scientemente a selezionare che cosa ignorare a priori.

Viviamo in un’epoca in cui siamo bombardati da informazioni, notizie e opinioni. Essere in grado di ignorare deliberatamente ciò che non ci serve o che non ci interessa può rivelarsi un atto di saggezza. Non possiamo sapere tutto e, spesso, il nostro benessere fisico e mentale dipende dalla capacità di filtrare le informazioni. In questo contesto, l’ignoranza diventa un mezzo per preservare la nostra serenità.
Imparare a disconnettersi dalle notizie negative o da opinioni tossiche può aiutarci a mantenere un equilibrio emotivo. In questo modo, l’ignoranza selettiva non è solo una scelta; è un modo di proteggere la nostra mente e il nostro spirito da un sovraccarico di dati.
Non nego di aver ricorso più volte a questa strategia! 


Ma focalizziamoci sul mondo odontoiatrico.
Complici il favorevole rapporto tra la domanda e l’offerta, la magnanimità dei cavi orali di perdonare gli errori, l’ignoranza (sempre dal latino…) dei pazienti, hanno permesso negli anni al mondo odontoiatrico di crescere e proliferare senza doversi interessare a temi che non fossero clinici.

Ma quanto possiamo ancora bearci in questa situazione?
Quanto possiamo ignorare che uno studio odontoiatrico, al netto della propria missione deontologica e al proprio vincolo ad Ippocrate, sia comunque un’impresa? 
Un odontoiatra che vuole guidare proattivamente il suo studio ha a che fare con temi strategici, economici, gestionali, finanziari, di comunicazione, deve gestire risorse umane, deve tenere conto delle dinamiche del settore, dello sviluppo tecnologico. 

È possibile affrontare tutto questo “ignorando” la dottrina che nel frattempo è stata prodotta e che potrebbe guidarlo con maggiore predicibilità e sicurezza? 
Può affidarsi alle proprie sensazioni senza il conforto della conoscenza e della consapevolezza? (che sono, per Treccani, il contrario dell’ignoranza).
A risponderci può venire in aiuto il già citato Ippocrate quando affermava che: “ci sono nei fatti due cose: scienza ed opinione; la prima genera conoscenza, la seconda ignoranza.

A complicare le cose e ingarbugliare la matassa dell’ignoranza (sempre in senso semantico) interviene poi la sovrastima dei propri saperi. 
Esiste un bias cognitivo definito “effetto Dunning-Kruger” o “paradosso dell’ignoranza” in cui i due scienziati da cui deriva il nome hanno osservato il rapporto che noi abbiamo con ciò che sappiamo. L’esito è lapidario: chi veramente è informato, formato e competente, in un dato settore, tende sempre a dubitare delle sue conoscenze, perché sa che comunque potrebbero esserci dei limiti: seguendo il detto di Socrate “Io so di non sapere”. Chi invece è incompetente, ignora molto spesso non solo l’argomento di discussione, ma anche la propria incompetenza.

Non finiremo mai di sapere, ma da Socrate a oggi le fonti in cui alimentare la nostra conoscenza si sono certamente moltiplicate. Abbiamo a disposizione dottrina e professionalità in ognuno dei campi in cui fino ad oggi non ci era familiare transitare. 
L’evoluzione dei contesti competitivi e delle dinamiche economiche non ci possono fare trovare impreparati: saranno molteplici le sfide che richiederanno competenze trasversali. Immaginiamo il passaggio generazionale cui sta andando incontro il mondo odontoiatrico. Nel giro di meno di un decennio decine di migliaia di odontoiatri usciranno dalla professione, dovendo affrontare la genesi della propria impresa. Quali e quanti saperi sono necessari per affrontare al meglio questa situazione sia per chi esce che per chi entra? 


A proposito di passaggio generazionale, con i miei compagni di avventura abbiamo messo insieme una piattaforma che potrebbe permettere di affrontarlo con un po’ di consapevolezza in più: la puoi trovare qui.

Da fine cultore dell’ignoranza selettiva, penso che questa sia l’unica occasione in cui se ne debba avvalere. In tutti gli altri casi sono un follower d’Ippocrate.

Ingrandimenti è una newsletter curata da Roberto Ferrari, che esplora da vicino i fenomeni che il settore odontoiatrico sta attraversando.
Un diario di appunti, riflessioni e punti di vista maturati in 35 anni di viaggio nel mondo odontoiatrico che mi hanno reso forse più esperto, sicuramente più saggio nell’affrontare gli eventi.

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Alla prossima, buon weekend!


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