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La velocità, da un certo momento in poi, ha iniziato ad affascinare il genere umano.
Oggi viviamo ormai in un'epoca in cui essere sempre impegnati e iperattivi è considerato un indicatore di successo. Siamo spinti a fare di più in meno tempo, a rispondere alle richieste sempre più velocemente, a completare le attività in un batter d'occhio.
Ma è davvero così vantaggioso?

Chi va piano...

28 GENNAIO 2024

Non è sempre stato così, le virtù coltivate dalle civiltà che ci hanno preceduto non avevano nella velocità la principale caratterizzazione: sono state altre le eredità che ci hanno lasciato.

Immaginiamo i Fenici: alla loro cultura si deve, tra le altre, l’invenzione dell'alfabeto. Furono loro, infatti, a inventare il codice da cui derivò direttamente l'alfabeto greco e che poi, attraverso vari passaggi storici, contribuì a creare il nostro.
Gli antichi greci ci hanno lasciato una colossale eredità artistica e di pensiero: la filosofia, il teatro, la medicina, la democrazia, lo sport, hanno segnato la cultura di tutti noi e, ancora oggi, la storia della Grecia si cela dietro la nostra quotidianità e il nostro mondo attuale.
I Romani furono fini strateghi, prodigiosi costruttori ed esperti ingegneri civili. La loro fiorente civiltà produsse progressi tecnologici, culturali e architettonici che rimasero ineguagliati per secoli e ancora oggi incidono e ispirano i modelli costruttivi attuali.


Se anche osserviamo i secoli recenti, è solamente con l’avvento prepotente delle tecnologie moderne che la velocità ha iniziato sempre più ad accreditarsi tra i valori da emulare.
Immaginiamo la rincorsa ai record sportivi -siano essi atletici o motoristici-, alla velocità di computazione delle tecnologie informatiche, alla velocità con cui viaggiano i dati all’interno delle reti di comunicazione, alle velocità dichiarate dai cruscotti e garantite dalle scuderie di cavalli rombanti sotto i cofani di macchine sempre più veloci.
È in atto da tempo una frenetica rincorsa che pare possa non avere limiti.


In queste ultime settimane si è fatto un gran parlare di temi legati alla velocità e dei vari tentativi di proteggerla.
Così ho iniziato a rifletterci.
L’infuriare delle polemiche per la riduzione coatta della velocità a Bologna, dove, imponendo il limite a 30 km all’ora si è, di fatto, paralizzata l’intera città, non pronta ad adottare un ritmo più lento.
Il caso di Fleximan, il misterioso vendicatore notturno che furtivamente sega i pali degli autovelox, ergendosi a paladino della giustizia automobilistica. 


L’ultima curiosa notizia, letta su un quotidiano nazionale, narra di un piccolo paese nella campagna lombarda dove l’amministrazione comunale aveva sostituito un tradizionale autovelox con uno finto, ma dotato di una sagoma di un gatto nero in attesa di attraversare la strada. I conducenti atterriti dall’accoppiata multa e sfortuna rallentavano improvvisamente fino a generare pericolosi tamponamenti. Anche qui una sommossa popolare ha decretato la rimozione dell’efficace deterrente.


Ma siamo così sicuri che tutta questa velocità paghi?
Siamo in grado di distinguerla dalla fretta?
L’estremizzazione dei tempi migliora i risultati?
Anche nel mondo odontoiatrico la velocità è spesso elemento di virtuosismo, o presunto sintomo di efficienza, ma è davvero così?


Non sono un esperto di ergonomia lavorativa, ma recentemente mi sono imbattuto in uno studio che metteva in discussione questo concetto. La ricerca evidenziava come la corsa continua possa compromettere la qualità del lavoro e la nostra stessa salute mentale.
Il filosofo Seneca in effetti ci ammoniva già nell'antica Roma di non confondere la rapidità con l'efficacia.

Diversi studi hanno indagato gli effetti positivi di rallentare il passo, sia a livello individuale che sociale. Un lavoro specifico, condotto dall'Università di Stanford, ha dimostrato come nel mondo del lavoro rallentare può portare a risultati sorprendenti e che concedersi delle pause durante la giornata lavorativa non solo aumenta la produttività, ma migliora anche la creatività e il benessere generale.

Avere tempo per ordinare le nostre priorità è un passaggio obbligato per raggiungere l’efficienza. Il generale e presidente statunitense Dwight Eisenhower soleva dire che: “Ciò che è importante raramente è urgente e ciò che è urgente raramente è importante”. In virtù di questa affermazione, esiste una teoria - e una matrice operativa che porta il suo nome - che ci insegna a ordinare correttamente le priorità, separando ciò che è urgente da ciò che è superfluo. Per applicarla bisogna, oltre che conoscerla, innanzitutto avere il tempo per adottarla.


Nella mia frequentazione della realtà odontoiatrica mi sono trovato più volte di fronte all’esaltazione della velocità a prescindere da altri valori. Penso sarebbe bene riflettere su quanto la velocità possa essere sopravvalutata nel nostro mondo professionale e spesso confusa con la fretta. Mentre cerchiamo di accorciare i tempi, rischiamo di perdere di vista l'essenza stessa di ciò che facciamo e le conseguenze rischiano di essere in capo ai pazienti.

Se troviamo il tempo per fermarci a riflettere sulla storia che ci ha preceduto, vedremmo che non è stata la fretta a portare alla scoperta di nuove tecniche o all'elaborazione di teorie rivoluzionarie, ma piuttosto la pazienza e la dedizione dei ricercatori e degli studiosi, seguita dai doverosi tempi della ricerca e della validazione scientifica.


Se rallentando avanzate un po’ di tempo e lo volete investire ad approfondire alcuni dei temi che leggete in queste newsletter, vi ricordo che è stato pubblicato un corso di approfondimento su alcuni temi che potrebbero indurvi in riflessione,  lo trovate sulla piattaforma Osteocom cliccando qui.

Ingrandimenti è una newsletter curata da Roberto Ferrari, che esplora da vicino i fenomeni che il settore odontoiatrico sta attraversando.
Un diario di appunti, riflessioni e punti di vista maturati in 35 anni di viaggio nel mondo odontoiatrico che mi hanno reso forse più esperto, sicuramente più saggio nell’affrontare gli eventi.

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Alla prossima, buon weekend!


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