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È passata un’estate, mi auguro sia stata per ognuno l’occasione di dedicarsi ai propri interessi alle proprie passioni o più semplicemente a sé stessi.

Durante una delle tante letture delle ultime settimane, mi sono imbattuto in un saggio scritto da Yejin Choi, una ricercatrice dell’Università di Washington, dal titolo ”Il curioso caso dell'intelligenza del senso comune”.

Ultimamente mi interessa conoscere di più circa le intelligenze artificiali e sono stato attratto dalla domanda con la quale l’autrice introduceva il suo lavoro: “Perché il buon senso è così banale per gli esseri umani ma così difficile per le macchine?”.
Ho deciso di riprendere Ingrandimenti provando ad approfondire questo tema insieme a voi.

Intelligenze Artificiose

01 OTTOBRE 2023

Le intelligenze artificiali sono un tema tanto innovativo quanto dibattuto. Molti le demonizzano temendo che possano sostituire l’uomo nella conduzione delle proprie scelte, altri pensano saranno la panacea di tutti i mali. In realtà le utilizziamo inconsciamente già da molto tempo nelle nostre quotidianità e i risultati non sono stati così catastrofici. Già nel 1950 Alan Turing, considerato uno dei padri dell’informatica, scrisse un trattato sulle potenzialità delle intelligenze artificiali.


A trarre in inganno è probabilmente il termine “intelligenza” che per molti è considerata una funzione ad esclusivo appannaggio della razza umana e che, nel caso di quella artificiale, indica il tentativo di riprodurre o di simulare il modello computativo umano con una macchina.
La relazione tra i diversi tipi di intelligenza, però, è un tema discusso già da molto tempo, abbondantemente prima dell’avvento delle attuali intelligenze artificiali.


Il QI - Quoziente Intellettivo -, che per anni è stato l’indiscusso metro dell’intelligenza umana, ha iniziato a essere messo in discussione allorquando si è iniziato a dare la giusta importanza alla capacità di entrare in relazione tra persone.


Si è dimostrato come elevati livelli di intelligenza non sempre esitassero in effetti di eguali proporzioni, famoso è il caso di William James Sidis, considerata la persona con il massimo QI mai registrato. Mentre Albert Einstein vantava un livello di 160 il nostro Mr. Sidis raggiungeva un QI di 254. A 8 anni, imparò da autodidatta otto lingue, a 11 anni venne ammesso a Harvard, a 16 anni insegnava matematica nella stessa prestigiosa Università per poi implodere in una vita travagliata di solitudine e disagi. Altrettanti casi come questo certificano il valore solo parziale del QI. 


Fra i primi a osservare e introdurre il concetto di nuove modalità di misurare l’intelligenza ci fu Daniel Goleman. Nel suo testo più importante “Intelligenza emotiva”, ratificava il concetto di Quoziente di Intelligenza Emotiva a misurare la capacità di un persona di entrare in relazione con un suo potenziale interlocutore. Le persone con un'elevata intelligenza emotiva sanno riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri, distinguerle tra di esse e utilizzare queste informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni. In un mondo pregno di relazioni umane è facilmente intuibile quanto questa forma di intelligenza sia preziosa.


Qualche anno fa ascoltai una conferenza di Parag Khanna e sua moglie Ayesha i quali teorizzavano l’esistenza e l’insistente pertinenza di una Intelligenza Tecnologica e un corrispettivo indicatore per misurarla. Nel loro testo “L’età ibrida” sostengono che l’invasione della tecnologia nelle nostre vite ha trovato terreni più o meno fertili e, di conseguenza, generato risposte più o meno brillanti in base al QIT - Quoziente Intellettivo Tecnologico - che ognuno di noi porta con sé. Ognuno di noi ha un’età biologica e un’età tecnologica, che spesso sono inversamente proporzionali. Bisogna sforzarsi affinché l’anagrafe non diventi una condanna.


Ognuna di queste intelligenze ha motivo di esistere e, probabilmente, ogni professione richiede un preciso bilanciamento tra di esse per raggiungere la massima efficienza.
Pensando al mondo odontoiatrico attuale ritengo che non si possa prescindere da nessuna di esse, il QI è la base cognitiva senza la quale le infinite scelte quotidiane, siano esse cliniche o extra cliniche non avrebbero il necessario supporto, il QIE - Quoziente Intellettivo Emotivo - è la virtù fondamentale per entrare in relazione con il pathos emotivo che i pazienti ogni giorno portano all’osservazione dei propri medici insieme alle loro patologie, il QIT ci aiuta ad utilizzare al meglio le numerose tecnologie che ormai popolano ogni studio odontoiatrico moderno.


Le Intelligenze Artificiali sono un valido supporto, fondamentale per velocizzare alcuni processi di analisi dei dati e compensare la naturale fallacità dell’approccio umano.
Anche qui ritengo che debba esserci un corretto equilibrio nel loro impiego. Yejin Choi, nel suo saggio, sottolinea come il buon senso sia il punto di partenza di quasi tutte le scoperte umane, di come le intelligenze artificiali siano fondamentali per validare queste intuizioni ma, allo stesso tempo, non siano in grado di apprendere il buon senso.


La mia opinione personale è che non siano le Intelligenze Artificiali digitali da temere, ma, piuttosto le intelligenze artificiose umane. Quelle basate solo sulla propria esperienza, sull’assenza di solide basi cognitive, sull’autoreferenza, sul rifiuto dell’evidenza scientifica.
Oggi ci sono tutte le risorse per alimentare e far crescere ognuno dei quozienti intellettivi sopra descritti e le Intelligenze Artificiali con le loro velocità di computazione sono un formidabile ausilio, ma nonostante tutto si cade ancora nel tranello della scorciatoia, della via breve delle proprie opinioni che trova nel paziente un'ignara e vulnerabile vittima delle conseguenze di questi approcci artificiosi.


Anche le più importanti e salvifiche scoperte, se mediate da mediocri intelligenze umane hanno generato disastri (Alfred Nobel, quello del premio, inventò la dinamite!). I dati epidemiologici delle malattie odontoiatriche oggi ci indicano che le grandi scoperte fatte e le grandi innovazioni introdotte hanno un bisogno assoluto sia di quozienti intellettivi altamente performanti sia probabilmente di Intelligenze Artificiali di supporto per essere debellate.

I temi trattati da Ingrandimenti vanno in tournée. Sono stato invitato a tenere una serie di conferenze presso le sedi locali di Dental Trey, se sarà vostro piacere partecipare lo sarà ancor di più per me condividere con voi i temi che tratterò.

Sarò a:

  • Padova, 6 ottobre 2023

  • Bologna, 9 ottobre 2023

  • Torino, 12 ottobre 2023

  • Roma, 23 ottobre 2023

  • Milano, data in definizione.

Qui trovate il link con i dettagli delle serate e le modalità di iscrizione.
Spero di incontrarvi.

Ingrandimenti è una newsletter curata da Roberto Ferrari, che esplora da vicino - una domenica sì, e una no - i fenomeni che il settore odontoiatrico sta attraversando.
Un diario di appunti, riflessioni e punti di vista maturati in 35 anni di viaggio nel mondo odontoiatrico che mi hanno reso forse più esperto, sicuramente più saggio nell’affrontare gli eventi.

Se vuoi rispondermi e farmi sapere cosa ne pensi, puoi rispondere a quest’email.
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Alla prossima, buon weekend!


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